La Pietra: l'idea di base

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Miti, tradizioni, testi sulle pietre

"Per i Dravidi la pietra, come l’albero o l’acqua, è un trattenitore di spiriti buoni o cattivi. Da qui l’utilizzazione terapeutica delle pietre che poste sulla testa del malato, estirpano dal suo corpo lo spirito della febbre. E’ costume dravidico gettare una pietra sulla strada, dietro di sé, ritornando da una cerimonia funebre, per arrestare lo spirito della morte, nel caso che volesse ritornare"

(Dal Dizionario dei Simboli- Rizzoli)


Syngué sabour 

In farsi Syngué vuol dire pazienza e sabour pietra. Nella mitologia persiana la pietra della pazienza è una pietra magica sulla quale ognuno può riversare il racconto dei propri dolori, delle proprie sofferenze e disgrazie. La pietra della pazienza accoglie le confessioni che non possono essere fatte a nessun altro. Essa  ascolta e assorbe come una spugna i segreti che le sono affidati, finché un giorno, colma, esplode.
Quel giorno infine saremo liberi.


Nella mitologia Inca il dio Viracocha emerge dal Lago Titicaca e crea a Tiahuanaco il cielo, il sole le stelle. Scolpisce poi dalle pietre gli uomini e li destina nelle terre che a loro assegna.


La Lia Fail chiamata Pietra del Destino.

Si narra,che questa pietra, riposta sulla collina nei pressi di tara potesse riconoscere un grande Re Supremo al momento dell’Incoronazione.


In Frigia, nei pressi di Pessinunte, su una scogliera deserta chiamata Agdos, Cibele, la Grande Madre e dea della natura si manifestava come roccia o pietra nera. In questa forma, pare fosse caduta dal cielo e il suo culto segreto si celebrava nelle viscere delle montagne, in grotte o nicchie scavate nella roccia.


Nell’ Antico e nel Nuovo Testamento si fa spesso riferimento a una pietra la cui funzione è di stabilire un collegamento tra terra e cielo, tra uomo e Dio. L’esempio più noto è il sogno di Giacobbe nel quale, su una scala poggiata a terra e la cui cima raggiunge il cielo, scendono e salgono gli angeli di Dio . Il guanciale su cui Giacobbe riposa è una pietra che al risveglio sarà da lui eretta in stele e chiamata Bet – El (Casa di Dio)


La creazione secondo i Fulani (Africa)

All'inizio c'era un'enorme goccia di latte.  Poi venne Doondari e creò la pietra. Poi la pietra creò il ferro; e il ferro creò il fuoco; e il fuoco creò l'acqua; e l'acqua creò l'aria. Allora Doondari discese per la seconda volta. Ed egli prese i cinque elementi e con essi formò l'uomo.


Il mito di Deucalione e Pirra è la variante greca del mito del diluvio universale, avvenimento menzionato in quasi tutti i culti e le religioni asiatici, europei ed africani. Deucalione e Pirra, rispettivamente figli di Prometeo e Epimeteo, erano due anziani coniugi senza figli. Gli dei permisero loro di salvarsi dal diluvio che si sarebbe abbattuto sulla terra in modo che facessero rinascere l'umanità. Su ciò che avviene dopo il diluvio esistono due versioni, che comunque portano allo stesso epilogo.

Secondo una prima versione essi hanno, come premio per la loro virtù, diritto ad un desiderio, ed essi chiedono di avere con loro altre persone. Zeus consiglia allora ai due superstiti di gettare pietre dietro la loro schiena, e queste non appena toccano terra si mutano in persone, in uomini quelle scagliate da Deucalione, in donne quelle scagliate da Pirra.

Secondo un differente racconto l'idea di gettare pietre deriva da una profezia dell'oracolo di Temi, che indicava ai due di lanciare dietro di loro "le ossa della loro madre". Essi comprendono allora che l'oracolo si riferisce alla Terra, ricordiamo che entrambi sono figli di Titani, e agiscono di conseguenza. [Da Wikipedia]


C’è poi una pietra di cui si parla sin dall’antichità in tutte le tradizioni: è la pietra filosofale degli alchimisti (lapis philosophorum o "pietra dei filosofi”), la sostanza catalizzatrice capace di risanare la corruzione della materia.


    Il fatto è che le pietre presentano qualcosa di evidentemente compiuto, senza tuttavia che c’entrino né invenzione, né talento, né abilità, nulla di quanto ne farebbe un’opera nel senso umano della parola, e ancor meno un’opera d’arte. L’opera viene dopo, e così anche l’arte; insieme a queste suggestioni oscure ma irresistibili, quasi radici lontane, quasi modelli latenti.
    Sono segnali discreti, ambigui, che attraverso filtri e ostacoli di ogni tipo ricordano che deve pur esistere una bellezza generale, anteriore, più vasta di quella che l’uomo può intuire, in cui egli trova il proprio godimento e che è orgoglioso di produrre a sua volta.

[Roger Caillois, La scrittura delle pietre]

 

 

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